Nato a Lugo di Ravenna il 22 giugno 1883, si laureò in Giurisprudenza nella Università di Bologna compiendo studi di perfezionamento in Inghilterra e in Germania. Professore ordinario di Economia politica nelle Università di Trieste (1920-1926) e di Bologna (1926-1948), di Scienza delle Finanze e Diritto finanziario nella Facoltà di Giurisprudenza della Università di Roma dal 1948 al 1958, poi Emerito della stessa Università. Insegnò, inoltre, a Trieste e Bologna Statistica metodologica e Statistica economica, Politica economica, Scienza delle Finanze. Professore (1930-1938) e Rettore (1934-1938) dell'Università Commerciale L. Bocconi di Milano, fu poi membro del Comitato direttivo della medesima.
Ha tenuto lezioni a Ginevra, a Rosario, a Cordoba, a Buenos Aires ed a S. Paolo (Brasile).
Ha partecipato alla direzione, oltre che del Giornale degli Economisti e Rivista di Statistica, dei seguenti periodici: Econometrica ,Economia, Beitrage zur Okonomischen Theorie , Economia Internazionale, Rivista Bancaria, Bollettino dell'Istituto Statistico-Economico dell'Università di Trieste, Bollettino dell'Ufficio del Lavoro di Trieste, nonché dell'Enciclopedia Italiana, della Nuova collana di economisti e del Trattato italiano di economia.
Socio Nazionale dell'Accademia dei Lincei e della Accademia delle Scienze di Bologna, membro e già consigliere della Econometrie Society, Socio dell'Istituto Internazionale di Statistica.
Ministro del Tesoro e, ad interim, del Bilancio nel 1947-1948; Governatore del Fondo Monetario Internazionale in Washington nel 1948-1950; membro del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro dal 1958.
Premio Marzotto per l'Economia (1965), Premio Penna d'oro della Presidenza del Consiglio dei Ministri (1966).
Fino dai primi suoi scritti, elencati nella bibliografia, è affermata nettamente la necessità di considerare tanto la nozione soggettiva dell'economia (teoria del minimo mezzo), quanto quella oggettiva (problemi della ricchezza: cioè sistema delle cose utili e limitate). I rapporti fra le due concezioni sono evidenti fino dalle origini della scienza economica e sono inoltre complessi e variabili. Occorre pertanto determinarli precisamente, per poi procedere allo studio delle loro complicate relazioni.
Si perviene così ad una critica della teoria economica, in quanto risulta chiaro che fatti economici non sono spiegabili soltanto con motivi economici e che, d'altra parte, l'area dei fatti spiegabili (almeno parzialmente) con motivi economici non ha limiti precisi ed assoluti. Il che porta alla espansione del campo d'applicazione della teoria economica e alla contemporanea limitazione della sua applicazione, in senso intensivo, ai fatti economici.
In particolare, vari scritti pongono in evidenza il carattere solo parzialmente economico (nei suoi motivi) della accumulazione e delle crisi. In numerosi altri si cerca, al contrario, di approfondire l'esame dei motivi economici nei fatti della circolazione, contro la tendenza degli economisti postclassici ad esagerare il significato dei fattori istituzionali, considerati concettualmente contrapposti a quelli puramente economici.
La direzione convergente, nello studio dei fatti della circolazione e della produzione-distribuzione, emerge così dal maggiore carattere economico riconosciuto nei primi (contro l'opinione comune) ed al minore carattere economico rilevato nei secondi. E da queste diverse tendenze, nello studio dei fondamentali problemi economici, risulta una loro unità più intima di quella che ad essi si riconosca generalmente.
(Testo tratto da Biografie e Bibliografie degli Accademici Lincei, A.N.L., Roma 1976)