Nato a Como il 12 gennaio 1899 da genitori pavesi, vi frequentò il ginnasio-liceo A. Volta, ma ebbe soprattutto nel padre Cesare il suo primo maestro. Si laureò nel 1922 nella Facoltà di Lettere di Pavia, in cui ebbe a maestri particolarmente Plinio Fraccaro per la storia antica e il sanscritista Luigi Suali, a cui dovette il suggerimento del tema di laurea La lingua licia, che l'indirizzò agli studi anatolici allora sorgenti dopo la scoperta e il deciframento dei testi etei cuneiformi. Partecipò in varia misura al deciframento dell'eteo geroglifico, del lidio e del luvio.
Andato come Lettore all'Università di Amburgo, vi restò, dal 1930, anche come Libero docente di Linguistica generale comparata, fino al 1939, quando, su richiesta del governo fascista, ne fu allontanato. Solo dieci anni più tardi poté tornare al lavoro scientifico, quando fu chiamato alla cattedra di Glottologia dell'Università di Pavia.
All'Università di Amburgo incontrò maestri (a cui deve più di tutti) nell'africanista Karl Meinhof e nei suoi collaboratori, tra cui in prima linea Otto Dempwolff, per la linguistica generale, e Giulio Panconcelli-Calzia, per la fonetica sperimentale. Si occupò quindi di lingue africane e asiatiche, guidato dall'idea che, col solo indeuropeo e senza una solida base di fonetica fisiologica, non si può fare della linguistica generale, a cui era portato, in vista soprattutto del problema fondamentale del rapporto tra pensiero e lingua attraverso una critica della scuola humboldtiana, che li identifica. Di qui il suo interesse anche per la semantica come studio dei significati e della loro evoluzione. Questo è, a parte il campo prediletto, ma particolare, dell'anatolico (che del resto contribuisce alla linguistica generale soprattutto in quel suo ramo che è la storia della scrittura), il filo conduttore che connette le sue ricerche apparentemente disparate e disperse.
(Testo tratto da Biografie e Bibliografie degli Accademici Lincei, A.N.L., Roma 1976)